Mi là no! – di Sergio Tavčar

Mi là no! – di Sergio Tavčar

Stiamo arrivando alla fase calda delle varie competizioni mondiali di basket, per cui gioco d’anticipo e dico la mia il prima possibile, prima che possa essere tacciato di fare il profeta a posteriori. Chiaro che corro gravi rischi di essere sbertucciato vita natural durante, ma stavolta mi sento abbastanza sicuro, tanto più che quanto successo finora mi ha dato passabilmente ragione su quanto avevo detto ad inizio stagione.

Comincio con l’NBA. Ebbene sì, ne parlo. Ho visto spezzoni di partite e dunque mi avventuro a dire la mia anche in questo campo, sperando che, dandovi il dito, non mi prendiate l’intero braccio, nel senso che l’ultima cosa che vorrei vedere nei commenti sarebbe la preponderanza di argomenti legati all’NBA, campionato che, più mi sforzo di guardare, più mi sembra una cosa che con il basket sempre meno ha a che vedere. Il leit motiv di tutti gli scorci di NBA che riesco a digerire prima che il dito scatti inesorabile sul telecomando è la totale incomprensione di cosa stiano tentando di fare in campo. E io, quando una cosa non la capisco per quanto mi sforzi di farlo, l’abbandono dicendomi che non fa per me.

Quando vedo un giocatore che fa esattamente il contrario di quanto nella mia concezione del basket andrebbe fatto e la cosa fuori dal mondo che fa viene esaltata dai commentatori, beh, allora mi dico ancora una volta di non essere più di questo mondo. A volte mi vengono pensieri lugubri di essere ormai del tutto rimbambito e di essere pronto per un ospizio, ma poi vengo confortato dal vedere che esattamente ogni qualvolta, magari per sbaglio, fanno una cosa che a me sembra logica e ovvia nel contesto di un basket umano, inevitabilmente la cosa stessa riesce in modo inesorabile. A questo punto uno desidererebbe di vedere di continuo cose umane fatte di proposito per poter poi capire quali tipi di contromisure possano essere usate in difesa per arginare questo tipo di giocate inserite in un contesto di basket basilare e primitivo, ma logico e comprensibile, ma il desiderio viene immediatamente frustrato da una serie di vaccate continue (e allora scatta il telecomando) che hanno la decisiva aggravante (per i miei gusti) che normalmente anche riescono primo perché in effetti i protagonisti sono atleti straordinari che sopperiscono con le loro incredibili doti alle cose assurde che intraprendono e poi perché non riesco, neanche nei playoff, a vedere difese non dico sofisticate, ma almeno normali, con qualcuno che vada a chiudere su uno che va da solo a canestro, o qualcuno che faccia un tagliafuori, o addirittura qualcuno che sia in posizione giusta per marcare in uno contro uno. Di solito anche una cosa del genere, che si insegna già ai bambini, sembra sconosciuta ai fenomeni NBA.  Di quello che ho visto dico solo di essere perfettamente d’accordo con Edoardo per la gioia da lui provata per l’eliminazione di Westbrook, giocatore che non so se odio più lui o Harden. Ambedue infatti incarnano perfettamente la mia concezione di antibasket per eccellenza, di negazione di principio del concetto stesso di gioco di squadra quale dovrebbe essere il basket, per cui la mia soddisfazione potrà essere completa solo quando anche Harden uscirà di scena. Una nota in margine per quanto riguarda Utah. Nel 2012 ci sono stati in Slovenia gli Europei Under 20 e parlando di quella edizione che ho visto e commentato in diretta sul posto avevo fatto una lista dei migliori che avevo visto (potete controllare tornando indietro nel tempo). Ovviamente come miglior centro avevo messo Rudy Gobert che nella semifinale contro la Slovenia aveva fatto a fettine Alen Omić. E lo aveva fatto a fettine in attacco segnandogli in tutti i modi e da ogni dove. Sono passati sei anni e vedendolo ora sembra aver perfettamente dimenticato tutto quanto faceva sei anni fa a 20 anni. I conti non tornano: come è possibile che in questo tempo abbia dimenticato tutto, ma proprio tutto, di quanto sapeva fare sei anni fa in attacco? Risolvetemi voi il mistero, se lo potete.

Volendo fare in breve un pronostico non so cosa dire. A Est semplicemente non ci sono squadre decenti. Cleveland, per battere Indiana, ha avuto bisogno di LeBron che ha dovuto sciaguratamente “westbrookizzarsi”, ci sarebbe Boston che è l’unica che gioca un basket comprensibile, ma rimane senza Irving che per me è un giocatore fondamentale, le altre non esistono. A Ovest purtroppo rimane solo Golden State che è, nel panorama del basket decerebrato attuale, l’unica che ha giocatori veramente forti, per cui ho tanta paura che a vincere saranno di nuovo loro. Basta che non vinca Houston perché sarebbe la certificazione ufficiale della morte del basket.

Eurolega. D’accordissimo con tutti voi che il titolo di COY (come scrivete voi, io scriverei AdA, visto che scrivo in italiano) debba per forza andare al grande Jasi. Che, come avete giustamente detto, fa giocare i suoi in modo umano, senza che si debba passare in ogni azione per un p’n’r, e che soprattutto, virtù somma per ogni coach, trae il massimo dalla truppa che ha a disposizione. L’unico problema è che nelle partite secche vincono i giocatori capaci della giocata fondamentale nei momenti chiave, vincono cioè le squadre che hanno campioni. Cosa che purtroppo lo Žalgiris non ha, per cui, estasiato nell’essere smentito, perché in questo modo sarebbe confermato che il Dio del basket esiste ancora, non ritengo possano vincere. Una partita forse, ma due di fila no. Tornando alle serie dei quarti sono contento di avere pronosticato prima dell’inizio dell’Eurolega che sia il Himkij che il Panathinaikos mi sembravano due squadre capaci di far bene come in effetti hanno fatto, e che l’Olympiacos non mi sembrava potesse essere tanto competitiva come tutti pronosticavano. Mi sembra giusto anche ricordare che dicevo che il Fener si era indebolito con la partenza di Udoh e Bogdanović, anche se non bisogna mai sottovalutare le capacità di coach di Obradović, un altro che sa cavare il massimo dai giocatori di cui dispone. A proposito, mi sapete dire perché Melli faceva panchina a Milano, e invece nel Fener gioca sui 30 minuti a partita compresi sempre quelli finali? Forse perché qualcuno da una parte non capisce un accidente di cosa sia il basket e dall’altra invece sì? Comunque non ci possono essere dubbi che la partita fra lo Žalgiris e il Fenerbahce sarà una partita che riconcilierà con il basket. Dall’altra parte non so cosa sarà di De Colo per le Final Four. Se mancherà lui, e lo si è visto in modo clamoroso quanto sia importante nella serie vinta a malapena con il Himkij, e se mancherà anche Hines, per il CSKA saranno dolori contro il Real, anzi più che dolori non vedo come possa vincere, se non sperando che il Real si incarti da solo come quasi gli riusciva contro il Pana. Capisco benissimo il vostro odio per Fernandez (condiviso di tutto cuore) e per Reyes (questo invece assolutamente non condiviso, anzi più passano gli anni, più mi convinco che si tratti di un grande giocatore – certo, a 38 anni a qualche trucchetto bisogna pur ricorrere, ma chi non lo fa?), ma da questo a odiare tutto il Real mi sembra che ne corra di strada. Il vostro odio è talmente radicato che leggo addirittura cose che mi fanno trasecolare, tipo che Dončić sarebbe uno dai piedi lenti. Scherziamo? Basta riguardare il highlight assoluto della fase regolare dell’Eurolega, il balletto con il quale Luka mette a sedere Claver prima dell’assist all’uomo solo sotto canestro, per capire che una cosa del genere la può fare solo chi ha i piedi, appunto, di un ballerino, dote evidentemente ereditata dalla mamma (ricordo, ballerina). Si può essere tratti in inganno dalla sua stazza fisica ereditata dal padre, ma soprattutto dalla sua incredibile coordinazione, per cui sembra che si muova piano. Per capire che non è così basta guardarlo quando corre in contropiede. Avete mai visto qualcuno che lo raggiunga? E se fosse di piedi lenti col piffero che potrebbe andare a fare schiacciate a difesa schierata come contro la Serbia agli Europei o contro il Pana qualche giorno fa. Comincia ad avere atteggiamenti indisponenti? Sono d’accordo, ma tengo anche in debita considerazione che, se l’anno scorso era il ninyo maravilla, quest’anno è il motore della sua squadra, per cui è un sorvegliato speciale che si può tranquillamente picchiare, come ha fatto il Panathinaikos a man salva per tutta gara uno. Adeguarsi a trattamenti del genere non è facile e bisogna farci il callo, soprattutto, e ce se ne dimentica sempre, quando si hanno 19 anni appena compiuti. Tornando al Real ho visto Llull giocare con una straordinaria voglia di giocare, con allegria quasi, felice come una pasqua di essere ritornato ad essere un giocatore di basket. Per cui, a questo punto mi sbilancio, anche alla luce di quanto più volte scritto sulla coesistenza perfetta che può esserci fra Dončić e Llull: se il Real non fa lo scemo, e se non avrà altri guai fisici, non vedo come possa perdere.

Italia. Anch’io sono in trepida attesa che si faccia vivo Buck per sapere le ultime su Milano. Non ho visto la sconfitta contro Pesaro e non riesco a immaginare alcun modo grazie al quale possa aver perso. Eppure è successo. Vuol dire che, arrivati al fondo, hanno messo in azione le trivelle di perforazione profonda. Se Milano è questa, allora può veramente vincere chiunque e può succedere come in Coppa Italia che, al contrario di quanto sta facendo Torino, vinca una squadra che fino a questo momento magari ha fatto schifo e poi di colpo nei playoff impazzisce. Non ho la più pallida idea di chi possa spuntarla, veramente. Sapete che di solito mi espongo, ma qui le variabili sono tali e tante che è impossibile considerarle tutte. Per gioco provo a fare un’analisi di tipo antidiluviano, secondo i miei precetti del basket che risalgono ai tempi andati. Allora: secondo questi vetusti concetti l’asse di una squadra è inevitabilmente quella play-pivot. In Italia di play veri, che lo sono nell’anima, ne vedo due soli, e cioè De  Nicolao e Ruzzier. Nessuno dei due però ha la personalità né la fiducia del coach per avere lui in mano la squadra. Però averli aiuta e quando sono in campo possono dare quel minimo di ordine che può far girare una partita. Di play più moderni, di tipo tuttofare, ce ne sono tre e sono Luca Vitali che, se non si guardasse di continuo allo specchio dicendosi: “quanto sono forte, quanto sono bravo”, sarebbe di gran lunga il più forte di tutti. E poi ci sono Cinciarini che però non calcolo per il marasma totale nel quale gli tocca agire, e Filloy che pure l’anno scorso uno scudetto l’ha vinto. Quest’anno è a Avellino assieme a un altro play quasi puro, cioè Fitipaldo. La squadra però, che pure ha il centro più di stazza di tutti che nei pochi minuti che regge è immarcabile, parlo ovviamente di Fesenko, negli ultimi tempi un po’ scantina. Il mio sospetto, che diventa sempre più convinzione, è che il tanto decantato Rich, che gioca da solo e fa esattamente quello che gli pare e piace, distrugga tutti i possibili equilibri, per cui avere play e centri in regime di “guerriglia” non serva. Per non parlare di Leunen, giocatore sopraffino, che dà continuamente l’idea di non avere idea sparata di cosa dovrebbe fare in campo. Sono sempre più convinto che Avellino senza Rich sarebbe una vera squadra che, secondo i miei canoni, con l’asse giusto di giocatori che si ritrova, potrebbe seriamente pensare di vincere lo scudetto. Facendo la somma dunque, sempre secondo i miei canoni, attenzione a Brescia e Cremona che potrebbero fare begli scherzetti. Trento non riesco a decifrarla. Non capisco cosa voglia fare in campo, ma comunque, qualsiasi cosa voglia fare, normalmente la fa bene. Se basterà per andare avanti non lo so. Sempre per quanto detto sopra sono convinto che anche Venezia sia in ottima posizione per sperare di confermarsi, mentre per quanto riguarda Cantù, non riuscendo in quella squadra a inquadrare i giocatori secondo quanto dovrebbero fare, e mi sembra che per il coach questa sia una cosa molto buona, mentre per me è esattamente il contrario, il mio giudizio è che può vincere esattamente contro chiunque come pure perdere. In una serie giocare di ispirazione e istinto di solito porta a risultati molto dubbi, soprattutto quando le squadre avversarie, all’ennesima partita contro sempre gli stessi avversari che giocano sempre allo stesso modo, prendono le misure in difesa e preparano la partita nel modo giusto. E infine la Virtus. Mi dispiace per Alberto Bucci, grandissima persona e, spero, mio grande amico, ma una squadra senza un play, anzi, con un play (Lafayette, ovviamente) che nei minuti finali, sopravvalutandosi in modo patetico, fa molti più danni che cose utili, con un Ale Gentile che sempre nei minuti finali pensa di essere quello che deciderà lui la partita, non avendo proprio le armi tecniche per riuscire a farlo, è destinata a fare regolarmente quello che ha fatto per tutta la stagione, e cioè squagliarsi senza ragioni apparenti nei minuti decisivi. Mi dispiace, ma sono convinto che, se c’è una squadra che, per come è strutturata, non può neanche sognarsi di vincere lo scudetto, ebbene, questa è proprio la Virtus.

Su Milano penso che non occorra parlare più, perché sarebbe il classico attentato alla Croce Rossa. Dico solo che, come l’anno scorso sono riusciti a uccidere agonisticamente Raduljica, quest’anno vi stanno riuscendo in modo perfetto anche con Kuzminskas che alla fine della stagione sarà un altro con la carriera compromessa. Complimenti. Complimenti anche per la terra bruciata che stanno creando attorno ai giocatori italiani che prendono. Per fortuna Melli è riuscito a scappare in tempo, prendendo proprio l’ultimo autobus utile per non rovinarsi la carriera, cosa che non riesco a capire perché non faccia Pascolo che è sicuramente il più forte giocatore italiano in Serie A, l’unico fra tutti gli italiani che giocano in Serie A a cui si può legittimamente pensare di dare la palla in un’azione decisiva. Fontecchio ha perso un anno a non imparare niente e ora speriamo che a Cremona con Sacchetti ritrovi un po’ di fiducia, ma che soprattutto qualcuno pensi di insegnargli a giocare a basket. Su Abass non so cosa dire. Quello che faceva tre-quattro anni fa continua a farlo ancora adesso, solo peggio. Sulla saga di Gentile abbiamo già tanto parlato e discusso che continuare sarebbe inutile. Insomma non solo Milano fa del male a se stessa continuando a essere guidata da persone che a questo punto definire incompetenti penso non sia più da discutere, ma fa soprattutto del male a tutto il basket italiano.

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