Guida agli italiani in NCAA 2018-19

Guida agli italiani in NCAA 2018-19

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 2018-11-03  Riccardo De Angelis

Dodici azzurri ai nastri di partenza: le loro prospettive individuali e di squadra racchiuse nel nostro ranking annuale.

 

Un’altra stagione di college basketball si appresta a prendere il via (martedì 6 novembre la prima giornata di partite) e il numero d’italiani impegnati in Division I è alto come non mai: ben dodici, infatti, sono gli azzurri che Italhoop seguirà regolarmente e vi racconterà attraverso i consueti recap settimanali.

Anche per quest’anno abbiamo deciso di presentare la stagione attraverso una graduatoria che possa indicare chi, fra i nostri connazionali, abbia più possibilità di disputare un’annata degna di nota, mettendo dunque sullo stesso piano il valore individuale degli interessati, il fit e gli spazi a disposizione nelle rispettive squadre e il livello (davvero molto variabile in D-I) del contesto nel quale sono calati. Il tutto è riassunto graficamente con un punteggio da 1 a 5, in riferimento alle voci seguenti:

  • Giocatore– Il valore attuale (con un occhio a quello potenziale) del singolo giocatore. Il modo in cui le stellette sono assegnate è ispirato a quello tipicamente adottato negli USA nei ranking dei prospetti in uscita dalle high school.
  • Impatto– Non solo il tipo di minutaggio previsto ma anche il tipo di apporto che si prefigura, dove l’1 sta per un giocatore completamente ai margini delle rotazioni e il 5 per un titolare d’importanza cruciale e potenziale All-Conference Player.
  • Contesto– Il valore dei roster di cui fanno parte senza però tralasciare, in seconda battuta, quello del coaching staff e il livello complessivo delle conference. Si va dall’1 per le squadre di fascia più bassa sul totale delle 353 che compongono la D-I fino al 5 per le squadre da vertici della Top 25.
  • # Giocatore Impatto Contesto TOT
    1 Alessandro LEVER 4.0 5.0 3.0 12.0
    2 Davide MORETTI 4.0 3.5 4.5 12.0
    3 Pierfrancesco OLIVA 3.0 4.0 3.5 10.5
    4 Giovanni DE NICOLAO 3.0 4.5 3.0 10.5
    5 Micheal ANUMBA 3.5 4.0 2.5 10.0
    6 Guglielmo CARUSO 3.5 3.0 2.5 9.0
    7 Gabriele STEFANINI 3.0 4.0 2.0 9.0
    8 Federico POSER 2.5 3.0 2.0 7.5
    9 Mattia DA CAMPO 2.0 2.5 2.5 7.0
    10 Ethan ESPOSITO 2.0 3.0 2.0 7.0
    11 Pietro AGOSTINI 2.0 2.5 1.0 5.5
    Francesco BADOCCHI
4. Giovanni DE NICOLAODe-Nicolao3
PG | Jr. | ’96 | UT San Antonio

Subito dopo Lever, Giovanni De Nicolao è l’italiano con l’impatto più rilevante all’interno della propria squadra ed è l’unico ad aver avuto sempre un posto fisso nello starting five, mostrando alcuni progressi interessanti durante l’annata da sophomore, nella quale ha messo insieme 8.7 punti, 3.3 rimbalzi e 3.5 assist in 27.9 minuti d’utilizzo.

Medie molto simili a quelle dell’anno da freshman, ma in una squadra, stavolta, con record vincente (20-15). Inoltre, le sue stats comprendono percentuali al tiro nettamente migliori rispetto all’anno precedente, eccetto ai liberi, dove si sono attestate su un 67.6% abbastanza insoddisfacente. Per il resto, è passato dal 26.1% al 34.6% dall’arco e dal 34.7% al 44.0% da due, segno sia di un contesto fattosi più favorevole per selezionare le conclusioni che di progressi scaturiti dal lavoro individuale. Significativi i miglioramenti nelle percentuali al ferro (dal 35.7% al 52.5%, secondo Hoop-Math), impennatesi in buona parte grazie a un floater efficace che De Nicolao ha sviluppato per non rischiare contatti in traffico difficili da assorbire.

Difensore sempre molto presente, ottimo rubapalloni e, soprattutto, metronomodella squadra: Gio è sempre stato centrale nei meccanismi di UTSA e sa bene come mettere in moto i compagni. Coach Steve Henson, dal canto suo, non ha mai mancato di sottolinearlo: «Fa un lavoro coi fiocchi, è un leader vero e gli importa solo della squadra. È tutto ciò che vorresti in una point guard», ha detto alla guida Blue Ribbon di quest’anno.

La sua esperienza NCAA è stata particolarmente positiva fin qui e adesso punta all’obiettivo massimo, l’accesso alla March Madness. Insomma, ora o mai più, dato che questa sarà probabilmente la sua ultima stagione coi Roadrunners, avendo dichiarato da tempo la volontà di laurearsi al termine del terzo anno.

De-Nicolao-vertFIT & CONTESTO • Coach Henson sembra proprio aver intrapreso la strada giusta per plasmare un programma che possa mantenersi stabilmente su buoni livelli. Prima di lui, UTSA accumulava sconfitte ed era sostanzialmente ignorata in un ambiente calamitato dal football: negli ultimi due anni, invece, ha portato a casa vittorie con frequenza sempre maggiore e cominciato ad attirare qualche spettatore in più sulle tribune.

Certe cose non accadono per caso: Henson è stato abile nel tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi e, insieme al suo staff, ha reclutato in modo molto azzeccato. L’inserimento di De Nicolao ha fornito alla squadra un affidabile floor general cui affiancare, poi, il talento offensivo selvaggio di Jhivvan Jackson e la versatilità di Keaton Wallace. I tre formano un trio di guardie invidiabile nella C-USA e sono la spina dorsale del roster insieme a Byron Frohnen, un 3/4 capace d’incidere silenziosamente in molti modi.

UTSA punta forte sui suoi esterni ma la profondità del reparto è da testare dopo gli addii di George Willborn (trasferitosi a UC Riverside) e Deon Lyle (nella JBA di LaVar Ball). Il freshman Adokiye Iyaye dovrebbe portare un contributo importante uscendo dalla panchina, sobbarcandosi più responsabilità del previsto a inizio stagione dato che il leading scorer Jackson tornerà in campo solo a dicembre.

L’anno scorso, Henson aveva ben poco da pescare in panchina per dare fiato a Frohnen e Nick Allen, ma ora avrà due giocatori che forniranno qualche opzione in più nel reparto lunghi. L’australiano Atem Bior, arrivato da un JUCO, è proiettato verso un minutaggio da titolare, mentre Adrian Rodriguez, out l’anno scorso con un crociato rotto, potrebbe rivelarsi un cambio migliore rispetto al più alto ma meno energetico Toby Van Ry.

Ritmi adrenalinici tiro da tre saranno ancora i marchi di fabbrica dei Roadrunners, candidati al ruolo di guastafeste in una C-USA che si preannuncia scoppiettante. Middle Tennessee è in rebuilding dopo l’addio di Coach Kermit Davis ma la parte alta della conference appare competitiva come non mai, forse abbastanza da mandare finalmente due squadre al Torneo NCAA – cosa difficile, ma affatto impossibile.

Western Kentucky ha tutti i favori dei pronostici, abbonda di guardie e ali con punti nelle mani e avrà il talento da lottery Charles Bassey a dominare sotto i tabelloni. Marshall proviene da una stagione esaltante (culminata con l’upset su Wichita State nella March Madness), ha un sistema consolidato e un gruppo quasi del tutto intatto rispetto all’anno scorso. North Texas ha anch’essa molte conferme, giocatori in crescita e opzioni offensive più numerose che in passato. Squadre come Old Dominion, Southern Miss e, appunto, UTSA partono magari da un gradino più basso ma hanno tutte punti di forza sufficienti per poter salire nelle gerarchie e vivere una stagione importante.

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