ANDREA DE NICOLAO 200 PARTITE IN SERIE A

BASKET SERIE A
DOMANI LA SFIDA DI CAPO D’ORLANDO
«A INIZIO STAGIONE MI SENTIVO SPAESATO MENTRE ADESSO
I RUOLI SONO PIÙ’ CHIARI, WILLIAMS E REYNOLDS DEVONO
ANCORA FAR VEDERE TUTTE LE LORO CAPACITA»
De Nicolao, un ritorno che pesa
«Ora abbiamo fame di risposte»
Grissin Bon «Stiamo trovando la quadra, bisogna solo aspettare»
GIÀ* ESPERTO Domani sarà la 200esima
in A per Andrea De Nicolao, 25 anni
Francesco Pioppi
IL computer è tornato e non è un caso che, passo
dopo passo, stia tornando anche la miglior Grissin
Bon. De Nicolao, regista tutto fosforo ed
energia della squadra di Menetti si è ripreso il
quintetto e domani contro Capo d’Orlando festeggerà
le 200 partite in serie A.
De Nicolao, mica male come traguardo
per uno di 25 anni.
«Sono davvero soddisfatto, non è da tutti arrivare
a certe cifre e soprattutto a questa età… Significa
che ho già accumulato un bel bagaglio
d’esperienza a cui magari posso attingere nei momenti
di difficoltà».
Difficoltà che in questa stagione non sono
mancate. Quanto è stato problematico
iniziare la stagione perdendo il quintetto
titolare a favore di Needham?
«Ho fatto molta fatica, all’inizio ero proprio
spaesato perché dopo aver giocato così tante partite
con Achille, Pietro e Amedeo si era creata
una chimica particolare e non nego che sia stata
dura adattarsi».
Fortunatamente però Menetti è tornato
sui suoi passi e De Nicolao è rifiorito.
«Non credo che fosse solo una questione relativa
al mio ruolo di titolare, Max ha sempre cercato
di fare delle scelte, giuste o sbagliate, per il bene
della squadra. Sicuramente adesso stiamo trovando
la ‘quadra’ e ognuno inizia a capire che
mattoncino deve portare per costruire il muro».
Si è parlato tanto anche di malumori
all’interno dello spogliatoio: vi siete chiariti?
K ^
«Ci sono state molte chiacchiere da bar negli
scorsi mesi, ma la realtà era molto più semplice:
nessuno aveva ancora capito il proprio ruolo.
Noi ci siamo sempre rispettati come persone poi
certo, non siamo tutti amici per la pelle, ma è
quello che succede in tutte le squadre».
La squadra a nostro avviso ha un potenziale
enorme.
«Sì, ma non sappiamo ancora dove possiamo arrivare
perché i nuovi come Williams e Reynolds
non hanno ancora fatto vedere tutte le loro capacità.
L’anno scorso con Lavrinovic e Veremeenko
forse avevamo qualche certezza in più, ora
dobbiamo solo aspettare per avere le risposte».
Reynolds è un talento puro, ma va «educato
» cestisticamente. Lo state catechizzando
a dovere?
«Ad ogni allenamento! (ride, ndr) E’ davvero un
bravissimo ragazzo e non è retorica, ha un talento
offensivo e difensivo impressionante che non
lo sa nemmeno lui… E’ un po’ l’emblema di questo
periodo: dobbiamo avere pazienza e continuare
a crescere assieme».
Torniamo sul personale: quando ha capito
che avrebbe potuto fare il professionista?
«Nelle giovanili della Benetton Treviso, vincemmo
lo scudetto under 19 restando imbattuti per
una stagione intera, lì mi aggregarono alla prima
squadra con gente come Bulleri e Gary Neal
e in allenamento capii che tutto sommato potevo
essere uno di loro».
Chi è stato l’avversario più difficile da
marcare?
«Quando ero a Varese ho giocato contro Milos
Teodosic: un fenomeno. Un altro che mi ha fatto
impazzire è Terrell Mclntyre, mi portava a
spasso dove voleva lui e dire che a quei tempi
avevo due gambe molto più esplosive di adesso
».
Il momento più bello e quello più duro
della sua carriera?
«Il più duro nel 2010 dopo 3 mesi di stop per
l’intervento al ginocchio, di belli per fortuna ce
ne sono tanti e ne dico 3: lo scudetto Under 19
con la Benetton, la medaglia d’argento agli Europei
Under 21 del 2011 e poi la conquista della
finale scudetto con Reggio».
Se volete tornarci sapete che il margine
di errore anche in campionato ora è davvero
minimo: prossima tappa Capo d’Orlando,
che partita si aspetta?
«Mettono molta pressione, sono una squadra
strana e hanno ottimi giocatori come Diener,
ma noi non siamo più quelli della Final 8: siamo
in crescita e andiamo là per vincere convinti di potercela fare.

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